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Morsi di vita

Morsi di vita Antonino Faillaci - Francesco Iarrera - Chi si occupa di disturbi dell’alimentazione (da questo momento per semplificazione DA) sa che lottare contro queste patologie è piuttosto difficile. Non è semplice per il terapeuta, né per la famiglia, né per gli amici delle persone con DA, ma tanto più, non è semplice per chi soffre di un DA. Per meglio comprendere cosa significhi avere un DA, per chi ne è affetto, vi riportiamo lo stralcio di una conversazione avuta con una paziente con Anoressia Nervosa: “…perché vede dottore, lei adesso andrà a casa da sua moglie, dai suoi amici, poi andrà a giocare a pallone… ma io tutto questo l’ho perso, io non ho più una vita, questa non è una vita. Come posso chiamare vita una vita trascorsa all’ombra della morte, desiderando che arrivi, riconoscendomi incapace perfino di morire…”. Questo è un DA. Noi non possiamo accettare che si viva all’ombra della morte. Oggi esistono strumenti, tecniche e strategie, applicabili da specialisti e dai familiari (gioco di squadra), che funzionano. Tutti assieme, terapeuti, genitori e pazienti dobbiamo imparare ad utilizzarli. Guarire è difficile ma non impossibile, a patto che il disturbo alimentare sia considerato per quello che è: una malattia. Questo, ancora oggi, non sempre accade. Chi ha un disturbo alimentare è accusato di non avere forza di volontà, di essere capriccioso, immaturo, insicuro, superficiale, da un’inclinazione del proprio carattere, quasi come se si scegliesse di stare male. Quanti di voi si sognerebbero di dire a una persona cardiopatica di aver scelto di avere un infarto? Quanti inviterebbero una persona con sclerosi multipla a fare uno sforzo per alzarsi dalla sedia? Noi, crediamo, nessuno. Ma questo è esattamente quello che accade nei DA: i ragazzi non sono accettati nella loro malattia, pregiudicando, spesso, ogni possibilità di cura. Questo non è accettabile e voi per primi, d’ora in poi, non dovete permetterlo. Chi soffre di un disturbo dell’alimentazione non l’ha deciso. È semplicemente vittima di una società – che noi tutti abbiamo contribuito a creare – che ha alterato fino all’inverosimile il rapporto esistente fra corpo e cibo, stravolgendo l’originale significato dell’alimento, non più visto come mezzo per il sostentamento, ma come strumento per il controllo del peso. E così si è iniziato a restringerlo, a saltarlo, a evitarlo, a compensarlo, sempre alla ricerca di un controllo che alla fine, paradossalmente, ci controlla. Nella guerra fra bene e male, fra santo e peccatore, fra bello e brutto abbiamo scelto il magro. Magro ad ogni costo, magro da morire, magro fino a morirne. 156 PAGG. €uro 15,00



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